Perché mantenere il peso perso è così difficile?
Non è soltanto una questione di forza di volontà. Dopo il dimagrimento, il corpo attiva una serie di adattamenti metabolici e ormonali che possono favorire il recupero del peso. Le ricerche più recenti suggeriscono anche un possibile ruolo della memoria cellulare del tessuto adiposo.
A cura della Dott.ssa Laura Ferrero · Lettura: circa 6 minuti
Il corpo non dimentica immediatamente il peso perso: metabolismo, ormoni e tessuto adiposo possono continuare a influenzare la regolazione del peso anche molto tempo dopo il dimagrimento.
Il caso limite: cosa è successo ai concorrenti di “The Biggest Loser”
Uno degli studi più citati sulla fisiologia del dimagrimento ha seguito 14 concorrenti del reality show americano The Biggest Loser per sei anni dopo la competizione.
I risultati, pubblicati nel 2016 sulla rivista Obesity, hanno evidenziato un fenomeno importante: dopo una perdita di peso molto marcata, il metabolismo può adattarsi riducendo il dispendio energetico.
Nei partecipanti, il metabolismo a riposo era diminuito sensibilmente rispetto alla situazione precedente alla competizione. Lo studio ha rilevato che una parte dell'adattamento metabolico persisteva anche a sei anni di distanza, nonostante il recupero di una quota importante del peso perso.
In media, i partecipanti avevano recuperato gran parte del peso perso durante la competizione. Secondo il documento originale, soltanto uno dei 14 non aveva ripreso peso.
Il risultato più interessante non riguarda soltanto il recupero ponderale, ma il fatto che l'organismo possa continuare a consumare meno energia di quanto ci si aspetterebbe in base alla nuova composizione corporea.
Una distinzione importante: lo studio riguarda un piccolo gruppo di persone sottoposte a un dimagrimento estremamente rapido e intenso. Non significa che tutte le persone che perdono peso sviluppino una riduzione metabolica di 700 kcal al giorno. Questo valore non deve essere considerato una previsione individuale.
Non è solo metabolismo: cambiano anche gli ormoni della fame
Il dispendio energetico è soltanto una parte della storia.
Quando perdiamo peso, l'organismo può modificare anche i segnali che regolano fame e sazietà, rendendo più difficile mantenere nel tempo le nuove abitudini alimentari.
Uno studio pubblicato nel 2011 sul New England Journal of Medicine da Sumithran e colleghi ha osservato che, dopo un programma di perdita di peso di dieci settimane, diverse modificazioni ormonali persistevano ancora a un anno di distanza.
Il segnale delle riserve energetiche
La leptina, prodotta principalmente dal tessuto adiposo, contribuisce a informare il cervello sulla disponibilità di energia immagazzinata. Dopo il dimagrimento, i suoi livelli tendono a diminuire.
Uno degli ormoni della sazietà
Il peptide YY partecipa alla regolazione dell'appetito. Nello studio sono state osservate modificazioni dei segnali ormonali che possono favorire una maggiore sensazione di fame.
Il segnale che stimola la fame
La grelina è coinvolta nella stimolazione dell'appetito. Dopo una perdita di peso, i suoi livelli possono aumentare, contribuendo al desiderio di mangiare.
Una risposta biologica persistente
L'insieme di questi adattamenti può rendere più difficile gestire la fame anche dopo la conclusione della fase attiva di dimagrimento.
Perché la fame può aumentare dopo una dieta?
La perdita di peso modifica i segnali che l'organismo utilizza per regolare l'equilibrio energetico.
In alcune persone questo può tradursi in una maggiore fame, in una minore sensazione di sazietà o in una più forte attenzione verso il cibo.
Non si tratta necessariamente di una mancanza di disciplina, ma di risposte fisiologiche che devono essere considerate nella costruzione di un percorso di mantenimento.
La scoperta più recente: il tessuto adiposo “ricorda”
Nel 2024, uno studio pubblicato sulla rivista Nature ha aggiunto un ulteriore elemento alla comprensione del recupero del peso dopo il dimagrimento.
I ricercatori hanno osservato che il tessuto adiposo può conservare una memoria epigenetica dell'obesità anche dopo una perdita di peso significativa.
L'epigenetica studia i meccanismi che regolano l'attività dei geni senza modificare la sequenza del DNA.
Nei pazienti sottoposti a chirurgia bariatrica, le cellule adipose mostravano alterazioni persistenti dei programmi di espressione genica anche dopo il dimagrimento.
Negli esperimenti sugli animali, questa memoria cellulare era associata a un recupero di peso più rapido quando veniva reintrodotta un'alimentazione ricca di grassi.
Che cosa significa “memoria del tessuto adiposo”?
Significa che alcune caratteristiche biologiche delle cellule adipose possono persistere anche quando il peso corporeo diminuisce.
È un risultato importante perché suggerisce che il recupero del peso non dipenda esclusivamente dalle abitudini alimentari o dall'attività fisica.
Tuttavia, i risultati sperimentali non dimostrano che questa memoria determini inevitabilmente il recupero del peso nelle persone. Il suo ruolo clinico e le possibili applicazioni terapeutiche richiedono ulteriori studi.
Chi riesce a mantenere il peso perso, e come?
Le difficoltà biologiche non significano che il mantenimento sia impossibile.
Il National Weight Control Registry raccoglie informazioni su persone che sono riuscite a mantenere nel tempo una perdita di peso significativa.
In una revisione pubblicata nel 2005, Wing e Phelan riportavano che circa il 20% delle persone con sovrappeso riusciva a mantenere una perdita di almeno il 10% del peso corporeo per un anno o più.
Gli autori descrivevano inoltre alcune abitudini frequenti tra le persone che avevano mantenuto il risultato.
Un altro elemento comune era la pratica regolare di attività fisica.
Questi dati suggeriscono l'importanza di una struttura quotidiana sostenibile, ma non dimostrano che fare colazione o pesarsi ogni giorno siano comportamenti obbligatori per mantenere il peso.
Come interpretare questi numeri: si tratta di dati osservazionali e storici, non di una previsione delle probabilità individuali di successo. Il monitoraggio del peso e l'organizzazione dei pasti devono essere personalizzati, soprattutto quando il controllo frequente del peso può generare disagio.
Perché questi dati cambiano il mio approccio clinico
Queste evidenze spiegano perché, nel mio lavoro, non propongo diete pensate soltanto per far scendere rapidamente il peso.
Un percorso di dimagrimento deve tenere conto fin dall'inizio anche della fase successiva: come mantenere nel tempo i risultati raggiunti.
Il recupero del peso non dipende da un singolo fattore. Per questo la strategia deve considerare la risposta metabolica, la regolazione dell'appetito e la sostenibilità delle abitudini quotidiane.
Obiettivi realistici: definire un percorso compatibile con le condizioni cliniche e con la vita quotidiana della persona.
Strategia di mantenimento: programmare fin dall'inizio la fase successiva al dimagrimento, anziché considerarla soltanto quando il peso desiderato è stato raggiunto.
Monitoraggio della composizione corporea: valutare, quando appropriato, l'andamento del peso insieme ad altri indicatori utili per comprendere i cambiamenti corporei.
Follow-up personalizzato: adattare il percorso in base alla risposta individuale e alle difficoltà che emergono nel tempo.
Supporto farmacologico quando indicato: considerare le terapie disponibili nelle persone che presentano specifiche indicazioni cliniche, dopo una valutazione medica.
Il vero obiettivo non è soltanto perdere peso, ma costruire le condizioni per mantenere i risultati nel tempo.
In sintesi
Mantenere il peso perso può essere difficile perché il dimagrimento attiva adattamenti che coinvolgono diversi sistemi dell'organismo.
Il metabolismo può ridurre il proprio dispendio energetico, i segnali ormonali possono favorire una maggiore fame e alcune modificazioni del tessuto adiposo possono persistere dopo la perdita di peso.
Questi meccanismi non rendono inevitabile il recupero ponderale, ma aiutano a comprendere perché il mantenimento richieda un percorso strutturato e di lungo periodo.
La strategia più appropriata deve essere costruita sulle caratteristiche cliniche e sulle esigenze individuali.
Bibliografia scientifica
- Fothergill E, Guo J, Howard L, Kerns JC, Knuth ND, Brychta R, Chen KY, Skarulis MC, Walter M, Walter PJ, Hall KD. Persistent metabolic adaptation 6 years after "The Biggest Loser" competition. Obesity (Silver Spring). 2016;24(8):1612-1619. PMID: 27136388.
- Sumithran P, Prendergast LA, Delbridge E, Purcell K, Shulkes A, Kriketos A, Proietto J. Long-term persistence of hormonal adaptations to weight loss. New England Journal of Medicine. 2011;365(17):1597-1604. PMID: 22029981.
- Hinte LC, Castellano-Castillo D, Ghosh A, et al. Adipose tissue retains an epigenetic memory of obesity after weight loss. Nature. 2024;636:457-465. PMID: 39558077.
- Wing RR, Phelan S. Long-term weight loss maintenance. American Journal of Clinical Nutrition. 2005;82(1 Suppl):222S-225S. PMID: 16002825.
Hai perso peso in passato, ma fai fatica a mantenerlo?
Il mantenimento del peso è una parte fondamentale del percorso dietologico. Durante una visita possiamo valutare la tua storia clinica, le difficoltà incontrate e la strategia più appropriata per consolidare i risultati nel tempo.
Dott.ssa Laura Ferrero
Medico chirurgo, specialista in Dietologia e Medicina Estetica
Corso Re Umberto 98, Torino

