Sindrome da alimentazione notturna

La sindrome da alimentazione notturna, o NES, è un disturbo descritto per la prima volta da Albert Stunkard nel 1955 e caratterizzato da anoressia mattutina, scarso appetito durante il giorno, iperfagia serale e insonnia. Nonostante sia stata ormai individuata da tempo e ne soffra una rilevante proporzione di popolazione (fino al 16% dei soggetti obesi), solo di recente è stata riconosciuta come disturbo della nutrizione autonomo.
Il soggetto affetto da questo disturbo ha frequenti episodi di alimentazione eccessiva in serata o durante la notte in seguito a un risveglio, senza che vengano influenzati da squilibri del ritmo sonno-veglia, ulteriori disturbi alimentari compulsivi o altri fattori esterni (ad esempio turni lavorativi). C’è piena consapevolezza del proprio gesto, accompagnata da disagio, senso di colpa e dalla convinzione che senza mangiare non si riuscirebbe a riprendere sonno.

I cibi consumati durante gli spuntini notturni

I cibi consumati durante gli spuntini notturni sono composti solitamente da carboidrati, che possono arrivare a fornire fino al 25% del fabbisogno calorico giornaliero: è facile capire come questo disturbo possa largamente contribuire al peggioramento di una situazione di obesità già presente o alla sua insorgenza.
La NES si presenta spesso (in circa il 44% dei casi) associato ad altri disturbi psicologici, soprattutto legati all’alimentazione, come il Binge Eating Disorder o la Bulimia Nervosa, ma si distingue per il suo specifico pattern alimentare, dal contrasto tra calorie assunte durante il giorno e durante la notte (non avvengono abbuffate durante il giorno), dalla mancanza di comportamenti compensatori e dal disturbo del regolare riposo.
Altri fattori di comorbilità sono depressione, ansia, uso di psicofarmaci e abuso di sostanze.

Combattere la sindrome da alimentazione notturna

L’assunzione di inibitori selettivi del reuptake della serotonina aiuta a combattere la NES, in quanto il sistema serotoninergico sembrerebbe influenzare la psicopatologia di questa sindrome per via del suo ruolo nella regolazione dell’appetito e dei ritmi circadiani. La terapia cognitiva può invece aiutare a risolvere gli elementi che vanno a comporre la NES, come l’insonnia, la depressione e i disturbi alimentari, e quindi contrastare la sindrome stessa.
Il trattamento terapeutico prevede innanzi tutto una rieducazione alimentare e comportamentale, con sistemi di automonitoraggio riferiti sia al cibo assunto che al sonno. Possono essere d’aiuto appunti che ricordino le buone intenzioni di combattere i comportamenti sbagliati, la collocazione del cibo fuori da una comoda portata, la creazione di ostacoli lungo il percorso che dalla camera da letto porta alla dispensa. Viene posto l’obiettivo di perdere peso.
In un secondo momento si affiancano il trattamento dei disturbi psicologici associati alla sindrome vera e propria ad un programma nutrizionale dettagliato con dosi e orari dei pasti ben precisi. Si ricerca l’attinenza a questo programma e l’analisi degli episodi in cui si viene meno per evitare successive ricadute.
Oltre al lavoro del terapeuta, è necessario il contributo del paziente  nella pianificazione della propria alimentazione senza saltare pasti né eccedere in quelli serali, nel mantenimento di uno stile di vita attivo e il più possibile libero da stress (una delle cause principali della NES) che procuri quindi un sonno più rilassato e davvero riposante, nella riduzione di stimoli alimentari e non (noia, intrattenimenti passivi etc) che inducano all’alimentazione notturna.
Con un approccio multidisciplinare, mirato e soprattutto con una reale volontà da parte del paziente di migliorare la qualità della propria vita si possono ottenere risultati effettivi e duraturi, con vantaggi sul benessere sia fisico che psicologico.

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