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Negli ultimi trent’anni si è assistito ad un notevole cambiamento del rapporto tra individui e cibo, e quest’ultimo sembra aver assunto estrema rilevanza nel raggiungimento del benessere psicofisico.
Molti regimi alimentari sono accomunati dalla necessità di avere e darsi delle regole, di sistematizzare interventi di cura di sè e di controllo sulla realtà. L’alimentazione sembra diventata una guida dei comportamenti, un insieme di atti pratici, tramite i quali viene operato un controllo sulle numerose cause di insicurezza, per esorcizzare vecchie e nuove paure.

Nella società occidentale che non conosce la carestia, il fantasma diventa proprio l’abbondanza e sembrano diffondersi gli integralisti dei cibi a chilometro zero e si rafforzano falde sostenitrici del cibo puro, incontaminato. (Niola 2015)

L’antropologo Marino Niola sostiene che il concetto di “sacro”, nella società occidentale, non svanisce ma si trasferisce nella dieta, nell’estetica, nel fitness, in un mix di autodisciplina esasperata, contenimento, slanci penitenziali, ideali etico-dietetici, in nome di una religione tutta laica dove nascono guerre tra regimi alimentari; in questi contesti le crociate si fanno contro il cibo sospetto, industriale, inquinato, comunque nemico, che diventa simbolo, capro espiatorio, carnefice, (Niola 2015)

Nuovi oggetti di paura e tentativi di esorcizzarla si possono nascondere dietro gli integralismi alimentari del no carb, gluten-free, sugar free, no-ogm, animal-free, in cui si lavora spesso per sottrazione, cibi “senza”, in una tensione verso il cibo puro, incontaminato, ideale. Come asceti contemporanei di una new age of food, i nuovi fondamentalisti abbandonano il piacere e il gusto in nome di un ideale di salute più alto, circoscrivono rigidamente la scelta dei cibi e sacrificano la socialità, il lavoro e le relazioni per la rinuncia salvifica, arrivando ad un isolamento volontario, da cui emerge un inconfessato senso di superiorità e di disprezzo nei confronti di coloro che adottano uno stile alimentare diverso.

Il bombardamento mediatico nuoce alla salute, favorisce un’attenzione iperfocalizzata sui cibi considerati “buoni” e “cattivi”, alimentando un rapporto eccessivo per il cibo “giusto”. Questa tendenza può contribuire all’insorgenza dell’ortoressia, caratterizzata da un’attenzione estrema per il cibo biologicamente puro e la vigoressia, in cui a diventare eccessiva è l’attenzione all’aspetto fisico e ad un’alimentazione iper-proteica, rigidamente regolata e finalizzata al raggiungimento di una muscolatura ipertrofica.

Cos’è l’Ortoressia? Definizione, caratteristiche e sintomi

L’ortoressia è la combinazione di due parole greche: orthos, che significa sano, corretto, e oreksis, che significa appetito; il termine fu utilizzato per la prima volta nel 1997 dal dietologo americano Steven Bratman per descrivere l’ossessione patologica riguardo al consumo di cibi sani e naturali.

Nell’ortoressia le preoccupazioni legate all’alimentazione spesso affondano le loro radici in un contesto culturale e ambientale che rinforza l’importanza del mangiar sano, dove l’alimento è investito di un potere e di proprietà che allontanano l’individuo da un rapporto naturale, diretto con il cibo e dove molti alimenti vengono scelti per le loro presunte proprietà curative e non per il gusto.

L’Ortoressia come disturbo alimentare

Nel DSM-V l’ortoressia viene fatta rientrare nel capitolo “Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo” ed è definita dai seguenti criteri:

  • Un’anomalia dell’alimentazione e della nutrizione (ad es. assenza di interesse per l’alimentazione o per il cibo; evitamento basato sulle caratteristiche sensoriali del cibo) che si manifesta attraverso una persistente incapacità di assumere un adeguato apporto nutrizionale e/o energetico associata con una o più delle seguenti (caratteristiche):
    • Significativa perdita di peso o nei bambini incapacità a raggiungere il peso relativo alla crescita.
    • Significativa carenza nutrizionale
    • Dipendenza dalla nutrizione enterale o da supplementi nutrizionali orali
    • Marcata interferenza col funzionamento psicosociale
  • Il disturbo non è connesso con la mancanza di cibo o associato a pratiche culturali.
  • Il disturbo non si manifesta esclusivamente nel corso di anoressia o bulimia nervosa e non vi è evidenza di anomalia nel modo in cui è percepito il peso e la forma del proprio corpo.
  • L’anomalia non è meglio attribuibile a una condizione medica o ad un altro disturbo mentale. Se il disturbo alimentare si manifesta nel corso di un altro disturbo, la sua importanza supera quella del disturbo di base e richiede attenzione clinica. (American Psychiatric Association, 2013)

Si parla di ortoressia quando il disturbo non è transitorio, dura nel tempo e quando ha un impatto significativamente negativo sulla vita dell’individuo. L’ortoressico esclude cibi che possono contenere erbicidi, pesticidi o sostanze artificiali, e manifesta un’eccessiva attenzione per le tecniche e i materiali utilizzati nell’elaborazione del cibo. (Koven e Abry, 2015)

Come si comporta un ortoressico?

Gli ortoressici trascorrono molto tempo:

  • nell’ispezionare la fonte del cibo (nel caso di verdure se sono state esposte ai pesticidi, nel caso di latticini se provengono da mucche a cui sono stati somministrati ormoni)
  • nel processo di preparazione (per esempio se i contenuti nutrizionali sono stati persi durante la cottura, o se micro-nutrienti sono stati persi durante la cottura)
  • nel confezionamento (se il cibo può contenere componenti cancerogene derivate dalla plastica), e le etichette per verificare se forniscono sufficienti informazioni per valutare la qualità di specifici ingredienti di cibi venduti al mercato (Koven e Abry, 2015)

Come molti altri disturbi alimentari comincia in modo insidioso, può sembrare inizialmente un modo naturale per correggere condizioni alimentari errate, per migliorare la propria salute. Questo disturbo conduce alla perdita di relazioni sociali e affettive, favorendo un atteggiamento ossessivo nei confronti del cibo. Gli ortoressici inizialmente vogliono migliorare la propria salute, sentirsi meglio, ma alla fine rendono l’alimentazione la parte più importante della loro esistenza, con la conseguenza che l’estrema attenzione al cibo sano, puro, li può condurre alla malnutrizione, ad un progressivo peggioramento della qualità di vita. Per questi motivi, l’ortoressia è stata anche definita come “un disturbo mascherato da virtù”. (Bratman, 1997)

Le principali conseguenze dell’ortoressia

Le conseguenze di questo stile alimentare così estremo possono portare a carenze nutrizionali dovute all’omissione dalla dieta di interi gruppi di nutrienti, e può portare a complicazioni mediche simili a quelle dell’anoressia grave, come ad esempio osteopenia, anemia, carenza di testosterone e bradicardia. (Koven e Abry, 2015)

Il paradosso dell’ortoressico è che riducendo la dieta a pochissimi elementi e nutrienti, invece che preservare la salute e migliorare la qualità di vita, così come vorrebbe, non fa che depauperarla, portando a complicazioni mediche, scompensi nutrizionali, spesso molto pericolosi, all’interno di un contesto di isolamento e chiusura ostile verso l’esterno che non fa che peggiorare la propria qualità di vita.

La qualità del cibo consumato assume un’importanza prioritaria rispetto alle relazioni interpersonali, agli affetti e al lavoro. Il soggetto ortoressico esperisca un’intensa frustrazione quando le proprie pratiche legate al cibo sono interrotte o impedite, disgusto quando la purezza del cibo è apparentemente compromessa, e colpa quando commette trasgressioni alimentari. A tutto ciò si sovrappongono preoccupazioni croniche circa l’imperfezione e la salute non ottimale. La fissazione sulla qualità del cibo è motivata dal desiderio di massimizzare la propria salute fisica e il proprio benessere, piuttosto che da credenze religiose, preoccupazioni riguardanti l’agricoltura sostenibile, etica ambientale o rispetto degli animali. (Koven e Abry, 2015)

Koven e Abry (2005) rilevano una sovrapposizione tra ortoressia e anoressia nervosa, disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), disturbo di personalità ossessivo-compulsivo (OCPD), disturbi somatoformi, ansia e disturbi dello spettro psicotico. È in corso un dibattito sul fatto se l’ortoressia sia un disturbo unico o una sottocategoria dell’anoressia o del DOC. Entrambe le categorie diagnostiche condividono tratti di perfezionismo, tratti ansiosi e bisogno di controllo oltre alla potenziale significativa perdita di peso. Ortoressici e anoressici sono orientati alla performance, valutando l’aderenza alla loro dieta come un segno di autodisciplina e interpretando la deviazione da essa come fallimento dell’autocontrollo.

I pasti diventano rigidi rituali, dove solo determinati cibi sono permessi, la cui preparazione deve rispettare determinate regole a cui non è ammesso abdicare. Le violazioni alimentari sono seguite da un desiderio di autopunizione che si manifesta in una dieta sempre più ristretta o da digiuni apparentemente purificatori.

In ultimo, sebbene manchino dati empirici su questo argomento, rimane la possibilità che l’ortoressia possa essere un segnale di una grave psicopatologia con riferimento allo spettro psicotico, le carenze nutrizionali derivanti dalla restrizione di cibo possono costituire esse stesse dei trigger per episodi psicotici.

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