Lo stile e il rischio

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Le persone con stile di vita poco salutare, ad esempio una dieta abituale non adeguata, sono esposte a maggior rischio di patologie croniche.

Questo è quanto nella sostanza è stato dimostrato da uno studio finlandese che ha rianalizzato i dati di un campione (n=4493 soggetti) casuale della popolazione di età compresa tra i 25 e i 74 anni già partecipanti allo studio di sorveglianza nazionale FINRISK 2007.

Lo scopo primario dello studio era di accertare se il cronotipo umano era associato al consumo e all’assunzione di specifici prodotti alimentari e di nutrienti. In pratica, s’intendeva indagare se le persone che tendono a essere più attive nelle ore serali e notturne (cronotipo eveningness) hanno anche stile di vita e abitudini alimentari meno salutari, rispetto ad altre che sono più attive durante il giorno (cronotipo morningness).

Si procedeva ponendo a confronto i punteggi ottenuti dalle risposte a un questionario modificato e validato per analizzare le associazioni morningness-eveningness (ME – Horne and Östberg’s Morningness-Eveningness Questionnaire) con le risposte a un questionario FFQ per l’indagine sulla dieta abituale. Si è cosi dapprima evidenziato che tra il punteggio ME e l’apporto energetico totale non vi erano associazioni lineari.

Tuttavia, i punteggi inferiori ME erano correlati a una diminuzione dell’assunzione di cereali integrali, segale, patate e verdure, mentre aumentava il consumo di vino e cioccolato (meno pesce e meno frutta). Quando i punteggi ME erano più bassi, i consumi di alcol e saccarosio (% E) aumentavano, mentre quelli di carboidrati (% E), proteine ​​(% E), fibre, acido folico, e sodio diminuivano.

In fine, i partecipanti che si collocavano nel quintile più basso del punteggio ME consumavano più grassi (E%) e meno vitamina D, rispetto a quelli del quintile più alto. Secondo gli autori, dunque, questi risultati confermano l’ipotesi che le persone con tendenza verso un cronotipo eveningness hanno stili di vita meno salutari che li espongono a un maggior rischio di malattie croniche.

Fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22823875 Chronobiol Int. 2012 Aug;29(7):920-7.

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