Le date di scadenza degli alimenti

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Con il passare del tempo nel cibo confezionato si innescano alterazioni chimiche e microbiche in grado di cambiare le caratteristiche nutrizionali e organolettiche, ma difficilmente queste modifiche si trasformano in un pericolo per la salute.

Per quanto riguarda la data di scadenza dei prodotti freschi (latte, yogurt e insalata in busta), essa va rispettata, ma con una certa flessibilità. La validità della data è correlata  al rispetto della catena del freddo. Se nel percorso dallo stabilimento di produzione al supermercato i prodotti restano per 4-5 ore a 30°C, la scadenza indicata sulla confezione, anche se ci rassicura perché è lontana nel tempo, in realtà non è più valida.

Per questo motivo durante i mesi caldi è meglio anticipare di 24 ore il consumo degli alimenti più delicati. Spesso le foglie dell’insalata dopo una lunga sosta a temperatura ambiente si afflosciano perdendo fragranza e sapore. Anche la ricotta risulta acidula prima della scadenza, se si interrompe la catena del freddo. Viceversa, il latte fresco se conservato bene, si mantiene uno-due giorni oltre la data e finché non cambia sapore si può bere.

Gli alimenti in dispensa (pasta secca, riso, salsa, marmellate, maionese, sottaceti…) e i surgelati hanno sull’etichetta il termine minimo di conservazione, che varia da 3-6 mesi a 2 anni e oltre. Questo intervallo indica l’intervallo in cui sono garantite le caratteristiche nutrizionali e organolettiche al 100%. Nel periodo successivo alla data tutti i prodotti sono ancora commestibili, ma si comincia a registrare un lento decadimento sensoriale e nutritivo. Ovviamente stiamo parlando di prodotti confezionati conservati in modo corretto.

Fonte :”ilfattoalimentare”

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