La prima colazione: un pasto in continua evoluzione

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Nella storia, la prima colazione non ha mai avuto una entità ben precisa.

Essa varia, di epoca in epoca, per orario e tipologie di alimenti fino ad arrivare a differire da soggetto a soggetto. Nel mondo antico, infatti, non sembra esistere una parola indicante in modo specifico questo pasto. La sua origine etimologica sembra provenire dalla vita monastica: “Collationes”, titolo di un’opera monastica contenente precetti morali ed istruzioni di vita la quale veniva letta durante i pasti in obbligatorio silenzio e clima riflessivo dei commensali. Il pasto divenne allora collatio, da cui il moderno “colazione”.

La colazione inizia poi ad essere una riproduzione semplificata di quello che è il pranzo. Diviene il break-fast ovvero la pausa culinaria che rompe il digiuno notturno. Una babele di cibi che per epoca, classe sociale, età, tempo e spazio rientrano a far parte di un momento strategico della giornata. Dalla collettiva e sostanziosa colazione dei contadini nei campi, al solo caffè dell’individuo moderno sorseggiato velocemente in solitario.
Pane e marmellata, latte e caffè, uova e pancetta, formaggio e vino, tè e biscotti per non parlare del salmone affumicato e dei liquori: la prima colazione è un qualcosa lungi dall’essere scontato.

La fisiologia e la biochimica parlano chiaro: la prima colazione è fondamentale per il nostro organismo in quanto migliora il profilo metabolico. La si può definire il “commercialista” della nostra giornata alimentare: colei che calcola il giusto bilancio energetico dopo il lungo digiuno notturno. La colazione ha il potere di innescare una corretta relazione tra lo stimolo dell’appetito e quello della sazietà; ciò comporta un rispetto, in termini fisiologici, dei ritmi scanditi dalla fame.

Alla necessità fisiologica si sovrappongono però esigenze culturali (abitudini consolidate), religiose (cibi accettati o meno) ed economiche (molti popoli possono permettersi un pasto unico in tutta la giornata).
Soffermandoci sulle società occidentali, la tendenza a consumare innumerevoli spuntini preconfezionati, è dovuta ai brevi intervalli di lavoro. Questa pratica induce poi, come accade in maniera esasperata negli USA, all’insorgenza di patologie come l’obesità ed il diabete. Al contrario, l’eliminazione consapevole della colazione perché ricca di zuccheri e dunque probabile responsabile del nostro aumento di peso, risulta essere un pensiero senza dubbio dannoso ed inutile in quanto l’organismo reagisce al digiuno rallentando i suoi consumi e quindi bruciando meno le calorie che verranno introdotte nei pasti successivi.

D’altra parte, però, risulta essere scientificamente provata l’esistenza di individui il cui bioritmo prevede una forte inappetenza nelle ore subito seguenti il risveglio. Il determinante perciò non è il momento in cui si assume l’energia necessaria, bensì un apporto adeguato di nutrimenti per affrontare le attività giornaliere.La prima colazione è essenziale soprattutto per il nostro cervello. Una revisione della letteratura scientifica che ha incluso numerosi studi pubblicati tra il 1950 e il 2008, ha mostrato come il consumo della prima colazione abbia un effetto positivo sulle performance cognitive. Alcuni autori, inoltre, hanno poi sottolineato come una prima colazione con basso indice glicemico influenzi positivamente la capacità di memorizzare e di mantenere l’attenzione.

Fonte : “www.breakfastclubitalia.it

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