La medicina psicosomatica

Ogni medico clinico, nel momento in cui la sua opera professionale richiede un rapporto più diretto con il proprio paziente, si pone numerose domande: deve infatti cercare di comprendere chi si trova di fronte attraverso un’indagine sottile che richiede molta sensibilità, perché spesso il mondo interiore del paziente è spia della sua malattia, e non può essere considerato solo un corpo da curare. L’eziopatogenesi di un disturbo è sempre multifattoriale, e ogni “malattia” nasce da una molteplicità di cause: fisiche, genetiche, alimentari, comportamentali, lavorative, ambientali, energetiche, relazionali, emotive, sociali, psicologiche, karmiche, spirituali e così via.

Qui trova il suo razionale la medicina psicosomatica, ovvero una scienza attenta all’uomo che nasce dal bisogno di conoscerlo, aiutarlo e rispettarlo nella sua complessità. Si tratta di uno strumento formidabile per chi si approccia alla persona che chiede aiuto col desiderio di fornire una comprensione più ampia delle cause della sua malattia.

La medicina psicosomatica offre maggiore consapevolezza.

La psicosomatica è il primo passo verso la vera guarigione che può partire solo da chi vive il sintomo nel proprio corpo, con le sue personali sensazioni e percezioni. Si tratta infatti di un percorso strettamente legato alla crescita personale.
A volte le persone non hanno la forza, o la chiarezza, di affrontare un problema, perché su di esse gravano condizionamenti troppo profondi per essere risolti in quel determinato momento con l’attuale livello di consapevolezza. In questo caso possono depurarsi, cambiare alimentazione, bilanciarsi con medicine (naturali, omeopatiche o di sintesi) o anche con tecniche chirurgiche, in modo da raggiungere con tempo la guarigione, che coinciderà indirettamente con la loro crescita, il risveglio di una nuova coscienza della realtà così com’è, della consapevolezza del proprio potere, della propria bellezza, del coraggio di vivere e di morire.

Origini e storia della medicina psicosomatica

Fin dall’antichità si è saputo che i sentimenti e le emozioni hanno una certa ripercussione sull’organismo. Questo orientamento scientifico sostiene, quindi, che la malattia nasca dal rapporto dell’individuo col suo ambiente, per cui vengono presi in considerazione sia l’aspetto psicologico che gli aspetti ambientali. In definitiva, la medicina psicosomatica afferma che l’emozione è spesso determinante nell’eziologia della malattia.

  1. Alexander (1891-1964), psicoanalista statunitense di origine ungherese, è stato il principale teorico della medicina psicosomatica. Considerava la malattia come una funzione di parecchie variabili: ereditarietà, esperienze primordiali della prima infanzia, sonno, educazione, traumi affettivi, clima affettivo, ecc. In altri termini sosteneva che ogni stato emotivo ha una sindrome fisiologica ad esso collegata.

La medicina psicosomatica ha due accezioni:

  • In senso ristretto, con questo termine si intende quella branca della medicina che si occupa di disturbi organici che, non rivelando alla base una lesione anatomica o un difetto funzionale, sono riconducibili a un’origine psicologica.
  • In un’accezione più ampia, invece, la psicosomatica rimanda a una visione olistica che, considera l’uomo un’unità in cui la malattia si manifesta a livello organico come sintomo e a livello psicologico come disagio.

In entrambi i casi la medicina psicosomatica ribalta lo schema eziologico classico – che prevede la lesione dell’organo come causa della disfunzione, a sua volta causa della malattia – vedendo invece nel protrarsi di uno stress funzionale, che ha origine nella vita quotidiana dell’individuo, la genesi di una disfunzione dell’organo che causa successivamente una lesione e infine sfocia nella malattia.

In questa ottica la malattia viene interpretata come linguaggio del corpo e il sintomo come messaggio di un disagio del paziente che va letto nell’ottica della sua storia personale, familiare e ambientale: non si tratta quindi solo di un’anamnesi patologica remota e prossima ma di una biografia in cui la “patologia” si intersechi con gli eventi della vita e venga messa in relazione temporale e interpretata.

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