La chirurgia anti-obesità cambia il gusto dei cibi

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L’intervento modifica la produzione di certi ormoni che controllano la fame e la percezione dei sapori.

Può capitare che un tè alla pesca prenda il sapore del pesce. Un’allucinazione olfattiva? Non proprio: può essere la conseguenza della chirurgia dell’obesità. Gli interventi sullo stomaco e sull’intestino, che hanno come fine quello di ridurre, nei grandi obesi, la quantità di cibo introdotta o il suo assorbimento, non modificano soltanto il corpo, ma cambiano anche il cervello. Anzi, sembra proprio che siano queste modificazioni cerebrali a giustificare una perdita di peso che dura nel tempo. Con le diete la riduzione dei chili in eccesso è spesso soltanto temporanea: una volta raggiunto il peso forma, si perde la motivazione a dimagrire e una persona torna alle abitudini alimentari originarie (è sempre difficile modificare un comportamento in maniera permanente) e finisce per consumare i cibi grassi e calorici che l’avevano fatta ingrassare.

Non è psicologia

Con la chirurgia bariatrica (a prescindere dalla tecnica utilizzata: bendaggio gastrico, bypass intestinale eccetera) succede, invece, qualcosa di strano. «Dopo l’intervento – commenta Carel le Roux, endocrinologo all’Imperial Weight Centre di Londra, in un articolo sulla rivistaNew Scientist – il cervello cambia radicalmente “gusti” e rifiuta i cibi prediletti da sempre: in particolare gli zuccheri e i grassi». In altre parole, l’intervento altera il rapporto che l’ex obeso ha con il cibo.

Soltanto una questione psicologica? No, secondo gli esperimenti condotti da le Roux sui topi: gli animali, dopo l’operazione, cambiano davvero le abitudini alimentari «senza avere mai incontrato un dietologo» precisa il ricercatore.

Appetito e sazietà

È, dunque, una questione fisiologica e a entrare in gioco sono gli ormoni del sistema digestivo. Lo stomaco, infatti, produce la grelina, un potente stimolante della fame. L’intestino tenue libera ormoni che sopprimono l’appetito e provocano sazietà come il GLP-1, un peptide simile al glucagone, e i peptidi YY e PYY. E anche le cellule adipose regolano l’appetito liberando leptina, una sostanza che inibisce la voglia di mangiare e interviene sul metabolismo. La chirurgia bariatrica altera la loro produzione ed è probabile, secondo Lauren Beckman dell’University of Minnesota a Minneapolis, che siano questi cambiamenti a dare il via alla perdita di peso: la grelina diminuisce e GLP-1 e PYY aumentano già dopo due giorni dall’intervento e queste modificazioni si mantengono nel tempo. Ma c’è di più. Questi ormoni interferiscono anche con il sistema nervoso.

Torte e big-burger

L’aumento di GLP-1 modifica i centri cerebrali della gratificazione, che si trovano nella corteccia orbito frontale, e spiegano il cambiamento delle preferenze di un individuo operato nei confronti del cibo. Lo ha dimostrato le Roux con la risonanza magnetica cerebrale: nelle persone obese, prima dell’intervento, questi centri si “accendono” alla vista di una torta o di un big-burger, quattro giorni dopo l’intervento rimangono “insensibili” agli stessi cibi. Ma c’è anche un rovescio della medaglia. Dopo l’operazione, alcuni soggetti lamentano problemi cognitivi: difficoltà a trovare le parole giuste, a concentrarsi sul lavoro e problemi con la memoria a breve termine. Analizzate con la risonanza magnetica, queste persone mostrano una riduzione di un’area cerebrale, il talamo, che ha a che fare con la memoria, l’attenzione, la concentrazione e anche le informazioni relative al gusto dei cibi.

Sviluppi futuri

Su questa area cerebrale hanno influenza sia la grelina sia il GLP-1 e questo potrebbe spiegare le alterazioni del gusto in alcune persone operate. La chirurgia bariatrica ha, dunque, effetti ancora tutti da approfondire e queste osservazioni potrebbero offrire nuovi spunti per lo studio delle fluttuazioni ormonali e di come modificarle, nella persona obesa, senza ricorrere al bisturi.

Da “Corriere Salute”

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