Il tè

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La bevanda più antica del mondo, il tè, fa ancora parlare di sé.

Ben note a tutti sono le sue proprietà benefiche, soprattutto per quanto riguarda il tè verde: aiuta a bruciare i grassi, riduce i livelli di colesterolo, contiene sostanze attive contro i tumori ed è ricchissimo di antiossidanti.

Ma forse non tutti sanno, che allo stesso modo, un grande aiuto per la salute arriva anche dal tè nero.
Un recente studio dei ricercatori del Data Mining International di Ginevra, in Svizzera, e pubblicato sul British Medical Journal, dimostra che il tasso d’incidenza del diabete di tipo 2 è significativamente inferiore nelle popolazioni che consumano più tè nero.

Lo studio, condotto su 50 nazioni, ha rilevato che i Paesi al mondo dove si beve più la variante nera sono risultati l’Irlanda, il Regno Unito e la Turchia mentre quelli in cui se ne beve meno sono la Corea del Sud, il Brasile e la Cina. Ad esempio nel nostro Paese, dove il consumo di tè molto basso, i diabetici accertati sono 2 milioni e 970mila, il 4,9% della popolazione. Dati resi noti dall’Italian Barometer Report 2012, redatto dall’Italian Barometer Diabetes Observatory dell’Università di Tor Vergata Roma.
Secondo il dottor Ariel Béresniak, lo studio mostra una relazione coerente tra il bere il tè nero e il rischio di diabete di tipo 2; anche se i risultati dell’analisi non dimostrano un rapporto causa/effetto tra l’assunzione del tè e il diabete. A favorire il controllo degli zuccheri sarebbe il metodo di fermentazione del tè nero, in grado di accrescere il tenore di flavonoidi, molecole antiossidanti benefiche per l’organismo.

Origini e lavorazione

Il tè nero, come quello verde, derivano sempre dalla stessa pianta: la Camellia sinensis, una sempreverde legnosa.

Quello che ne caratterizza la comune classificazione in tè nero, verde o oolong è il processo di lavorazione a cui le foglie sono sottoposte.

Tale processo, che presenta diversi gradi di ossidazione, è appunto la fermentazione; i tè neri sono fermentati, i tè oolong sono semi-fermentati mentre i tè verdi non subiscono la fermentazione.

Ciò che quindi si evince è che il tè nero può proteggere contro il diabete ed essere un valido aiuto nella prevenzione. “Di certo non si può affermare ciò sulla base di questo studio da solo – commenta Béresniak – ma i risultati sono coerenti con studi precedenti che ne hanno suggerito un collegamento”

Fonte: ilsole24ore

5 Regole fondamentali per preparare un buon tè

“L’acqua è la madre e la teiera è il padre.
Solo quando il padre e la madre sono sani, anche il piccolo tè nasce sano”.

Le foglie della pianta, la qualità dell’acqua e la sua temperatura, il tempo dell’infusione, il materiale e la cura corretta della teiera possono influire in modo determinante sull’aroma di questa bevanda.

Bastano cinque semplici regole per bere al meglio un tè.

  1. Utilizzare un prodotto di qualità.
    “‘Il tè giusto al momento giusto”: non è una frase fatta semplicemente ogni tè ha caratteristiche specifiche adatte a momenti diversi della giornata e a esigenze soggettive.
  2. Scegliere una buona acqua
    L’acqua deve essere oligominerale non gasata (ideale sarebbe l’acqua sorgiva di montagna) o di acquedotto filtrata.
    Fate bollire l’acqua in un recipiente di ferro smaltato, di acciaio inox o di vetro da fuoco. Evitare l’alluminio, che lascia residui, e la terracotta che trattiene il calore.
  3. Portare l’acqua alla giusta temperatura
    L’ebollizione varia secondo il tipo di tè usato. Acqua a circa 90°/95° gradi per la maggior parte dei tè neri, a circa 70° gradi per la maggior parte delle varianti verdi.
    Alcuni tè hanno bisogno di temperature e tempi diversi, per cui è doveroso attenersi alle specifiche indicazioni che trovate sempre indicate dettagliatamente sulle etichette applicate al prodotto.
  4. Prestare attenzione al tempo di infusione
    Come per la temperatura trovate i dettagli su ciascun prodotto, nel catalogo e nella scheda.
    Generalmente i tè neri indiani e di Ceylon prevedono 3-4 minuti, salvo per il Darjellin first flush per cui ne bastano 2-3, come pure per i tè neri africani.
    Riguardo ai tè verdi: i cinesi vanno lasciati nella teiera 2/3 minuti e i giapponesi (matcha escluso) variano molto a seconda del tipo: ce ne sono da appena 30 secondi e altri da un minuto e mezzo o due.
  5. Usare la giusta attrezzatura
    1. Un bollitore con regolatore di temperatura
      Oltre ai normali bollitori, noti a chiunque, ci sono anche dei bollitori che permettono di impostare il grado corretto della temperatura;
    2. Una teiera, che va sempre riscaldata con acqua calda, può essere di porcellana, di ceramica, di vetro, oppure di terracotta. Mai di metallo, se non d’argento o della straordinaria ghisa giapponese (sia perché questo metallo mantiene egregiamente il calore, sia perché la ghisa, combinandosi con il calcio contenuto nell’acqua, lo distrugge migliorando la qualità della stessa prima dell’infusione) tutti gli altri metalli rilasciano sostanze che alterano il sapore.
      La terracotta, l’argento, il peltro e la ghisa sono particolarmente adatti a i tè forti (Ceylon, Assam, tè africani). la porcellana per i tè più leggeri, come quelli verdi e l’Oolong e la ghisa per tè bianchi o verdi.
      Idealmente bisognerebbe avere diverse teiere: una per i tè verdi, una per quelli aromatizzati, una per i neri non affumicati e un’altra per gli affumicati.

Il tè è un’opera d’arte, e solo la mano di un maestro può renderne manifeste le qualità più nobili. (…)
Non esiste ricetta per preparare il tè ideale, così come non ci sono regole per creare un Tiziano o un Sesson.
Fonte: Kakuzo Okakura, The book of tea.

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