Esercitare il giudizio attraverso la consapevolezza

 In Nutrition Coach

Cercando prospettive interessanti da condividere, mi è venuta in mente la parola “giudizio”. “Possiamo essere davvero liberi dal giudizio?”. Questa interessante domanda in particolare  porta a galla diverse parole e frasi correlate, come “essere giudicanti” e “esercitare il giudizio”. Pertanto cercherò di creare una distinzione tra queste parole e condividere come queste differenze mi hanno aiutato a fare chiarezza sui miei pensieri e azioni, come persona e coach.

“Giudicare” è il processo di arrivare a una conclusione o decisione. Questo processo viene esercitato da giudici di corte, di competizioni, di eventi, e, soprattutto, da noi tutti nella nostra vita quotidiana. Quando i giudici assistono a una performance o un evento, si basano su una serie di criteri prestabiliti. Quando noi giudichiamo delle situazioni o una persona, il nostro punto di riferimento è spesso un nostro personale insieme di criteri influenzati dai nostri valori ed aspettative. Quando le nostre aspettative vengono incontrate giudichiamo la situazione come “buona”, altrimenti come “cattiva”.

Quando “siamo giudicanti” arriviamo alle nostre conclusioni in maniera affrettata, spesso inconsciamente, senza considerare attentamente tutte le informazioni e le prospettive. In questo stato di giudizio tendiamo ad aggrapparci con forza alle nostre opinioni anche se ci sono prove che dimostrano altrimenti.

Pertanto, possiamo davvero essere liberi dal giudizio? Secondo me, no. In ogni caso però, con un alto grado di consapevolezza, possiamo spesso osservarci mentre creiamo questi giudizi. Facendo attenzione a questo, abbiamo una scelta: la scelta di rispettare le differenze, apprezzare la diversità e celebrare la ricchezza della vita, oppure di restare sulle nostre posizioni.

“Esercitando il giudizio” cerchiamo costantemente nuove informazioni per trarre le nostre conclusioni e decisioni. Oltretutto non ci aggrappiamo a queste decisioni con una certezza totalizzante. Manteniamo un atteggiamento aperto e curioso nei confronti delle nuove informazioni e sappiamo che qualcosa potrebbe non essere giusto tra i dati che già abbiamo.

Con questa consapevolezza, ho imparato ad accettare prospettive differenti, considerare i pro, i contro e ciò che ha più senso logico per arrivare a conclusioni e decisioni migliori, a volte anche  usando l’istinto come fonte d’informazione. Ho anche realizzato che nel processo di esercitare il giudizio si fa prima a dire che a fare. È particolarmente vero quando ci sentiamo particolarmente legati a determinati argomenti e crediamo di essere nel giusto. Praticando la consapevolezza, mi trovo spesso in questa posizione e mi chiedo “Cosa sta vedendo questa persona che a me sfugge? Cosa potrei imparare se mi mantengo aperto e ammorbidisco la mia posizione?”. Spesso mi trovo a scoprire di aver fatto delle supposizioni che non si rivelano giuste.

Per chi si trova in un ruolo decisionale, questa tecnica è preziosa per arrivare a delle conclusioni anche con chi ha posizioni differenti. Una buona parte di questo processo dovrebbe derivare dall’attenzione a coloro al servizio di cui ci si mette. Si può raggiungere un dialogo ricco e profondo anche con persone che provengono da esperienze diverse, tutti con opinioni forti eppure ancora aperti a prospettive diverse.

Forse uno dei maggiori vantaggi dell’aver studiato come coach professionista è questo: si impara ad essere consapevolmente presenti, ad ascoltare attivamente, chiarire e esercitare costantemente il giudizio nel supporto di qualunque conversazione si stia avendo. È una professione meravigliosa: aiutiamo i nostri clienti e nel frattempo cambiamo anche noi stessi.

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