Disturbi emozionali e disturbi alimentari

Sono molte le persone che affrontano quotidianamente i problemi derivati da un disturbo alimentare più o meno grave: la società offre da una parte una sovrabbondanza di cibo anche molto calorico, dall’altra impone un’immagine corporea basata sulla magrezza, provocando così sia una grande diffusione dell’obesità che un’alta incidenza di disturbi alimentari, senza tener conto delle persone che hanno problemi col cibo senza arrivare a livelli clinici.
I disturbi alimentari sono particolarmente diffusi tra coloro le cui emozioni sono state ignorate durante l’infanzia (il disturbo è definito Childhood Emotional Neglect, o CEN): questo dato non è sorprendente, in quanto il legame tra emozioni e cibo è riconosciuto, e quest’ultimo è la primaria valvola di sfogo nel momento in cui i sentimenti vengono negati.

Il CEN può provocare un rapporto squilibrato col cibo in diversi modi:

  • Senso di vuoto: è il normale risultato del rifiuto delle emozioni, come succede quando i bambini non si sentono accolti e accettati nella loro sfera emotiva. Questo senso di vuoto può risultare più doloroso di un dolore effettivo, e si prova l’istinto di riempirlo, nella maggior parte dei casi con cibo facilmente accessibile e gratificante. Riempire il vuoto emotivo col cibo è un processo quasi inconscio, che sfugge al controllo, ma dà un benessere solo temporaneo che fa sentire peggio di prima non appena svanisce.
  • Autodisciplina: una delle cose che chi ha a che fare col CEN impara come conseguenza alla sensazione di non meritare cure amorevoli è essere duri con se stessi. Il soggetto pertanto ha difficoltà a prendersi cura di se stesso, dormendo abbastanza, facendo esercizio e mangiando sano pur sapendo di doverlo fare.
  • Autoconsolazione: se i genitori non sono in grado di consolare il bambino, questo non può imparare un processo psicologico importante, pertanto subentra ancora una volta il cibo che distrae da rabbia, dolore o tristezza, per quanto solo momentaneamente.
  • Mancanza di autoconsapevolezza: chi soffre di CEN non presta attenzione ai propri sentimenti e a ciò che prova, che invece è la chiave per mangiare sano, ascoltando i messaggi del proprio corpo e della propria fame. Se non si è consapevoli di se stessi non si è in gradi di capire se si è affamati o meno, e di come i diversi cibi influiscano sull’organismo.

Trattare il CEN migliora anche il proprio rapporto con cibo, ma ci si può aiutare con qualche strategia:

  • concentrarsi su se stessi, prestando attenzione in modo nuovo alle proprie emozioni. I sentimenti sono positivi e da accogliere nella propria vita, non da evitare. Pian piano si impara a gestirli e far sì che riempiano il proprio vuoto meglio di quanto possa fare il cibo.
  • Capire cosa risulta consolatorio e sfruttarlo, facendo una lista di ciò che ci fa star meglio, che sia un bagno caldo, una passeggiata o bere una tazza di tè. Si tratta di una buona pratica che aiuta a tollerare i sentimenti negativi piuttosto che rifuggirli.
  • Imparare la meditazione/mindfulness, in modo da fare scelte alimentari più consapevoli e sane.

Anche se le esperienze dell’infanzia possono far pensare che i sentimenti siano insignificanti, bisogna capire che sono invece un’occasione di crescita e di arricchimento. Non sarà più necessario sentirsi deboli e colpevoli, nè ignorare i propri bisogni rincorrendo una gratificazione momentanea, ma si ricercherà un benessere significativo e duraturo perchè ne si è degni.

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