Dieta Vegetale: la salvaguardia del pianeta da un punto di vista nutrizionale

La crisi climatica, ecologica e sociale in corso ci mette di fronte ad una serie di considerazioni e scelte per il futuro anche in materia nutrizionale. La ricerca è improntata su un tipo di dieta che sia contemporaneamente sana e sostenibile, il cui sviluppo cioè non comprometta la possibilità delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni, e il miglior compromesso in questo senso sembrerebbe essere la dieta vegetale, come supportato da svariati e prestigiosi studi scientifici.

La produzione di cibo ha infatti un enorme impatto ambientale: è responsabile da sola di un quarto delle emissioni di gas serra, e più della metà di queste arriva da allevamenti animali, in particolare di bovini e ovini.
Come se non bastasse gli allevamenti impiegano un quantitativo di risorse naturali in acqua, combustibili fossili, pesticidi e fertilizzanti estremamente superiore a quello necessario per gli allevamenti; negli Stati Uniti il 70% dell’inquinamento di fiumi e laghi è prodotto dagli allevamenti intensivi, che contribuiscono anche in modo sostanziale al disboscamento.

Il passaggio ad una dieta a base vegetale: una delle principali azioni da compiere nella lotta ai cambiamenti climatici

La dieta vegetariana ha un impatto ambientale inferiore del 30% rispetto a quella onnivora, mentre quella vegana del 50%, tanto che diverse associazioni ambientaliste indicano il passaggio ad una dieta a base vegetale come una delle principali azioni da compiere nella lotta ai cambiamenti climatici.
 Una dieta a base vegetale sarebbe incredibilmente più sostenibile anche dal punto di vista umano: attualmente infatti il 70% dei terreni coltivabili e il 34% dei raccolti commestibili sono dedicati agli animali da allevamento, mentre potrebbero essere rivolti ai quasi 3 miliardi di persone denutrite o in condizioni di insicurezza alimentare. Il doppio passaggio dei terreni agricoli, prima dal bestiame e poi alle persone, non è conveniente dal punto di vista nutrizionale: da 100kcal di cereali si ottengono soltanto 3kcal di manzo.

Dieta vegetale: pianificata e adeguata, può essere il nostro asso nella manica

Rivolgendo all’esclusivo consumo umano l’attuale produzione complessiva di cereali, si potrebbero sfamare quasi 10 miliardi di persone – ossia la popolazione mondiale prevista per il 2050 – e si migliorerebbe il problema della malnutrizione con difetto nel consumo di frutta e verdura dei paesi più ricchi. Al momento, infatti, c’è un deficit nel consumo di vegetali del 44% ed un eccesso nel consumo di derivati animali del 66% rispetto alle raccomandazioni. 
Sono sempre di più gli studiosi che sostengono la salubrità della dieta vegetariana e anche vegana in ogni fase della vita, comprese infanzia e gravidanza, purché accuratamente pianificata e adeguata da un punto di vista nutrizionale: aiuterebbe a prevenire diverse patologie cardiache, metaboliche e legate alla sovralimentazione, oltre che alcuni tipi di cancro.

Nonostante i numerosi e ben noti vantaggi della dieta a base vegetale, solo il 7-8% degli italiani sono vegetariani e vegani, e ancora meno prestano attenzione a ai metodi di produzione, al packaging e alla provenienza dei prodotti. 
Questa scarsa attenzione pratica all’aspetto etico della produzione alimentare si può spiegare in parte col fatto che nutrirsi non è solo una questione di sopravvivenza, ma anche una questione sociale ed interpersonale, attraverso cui vengono veicolate relazioni e attitudini culturali. Consumare un pasto completo che includa anche la carne viene considerato “normale” quantomeno nei paesi occidentali, soprattutto se si mangia in compagnia, e può costituire fonte di disagio ed esclusione consumare esclusivamente alimenti vegetali. 
Istruire la popolazione su come comporre un pasto completo senza l’ausilio di derivati animali e soprattutto sul reale impatto ambientale degli allevamenti potrebbe essere un modo per aumentare la diffusione di diete vegetali. In particolare, mangiare carne non viene percepito come un comportamento dannoso per l’ambiente, né come un consumo non necessario a cui rinunciare.

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