Dieta Sostenibile Ideale: cambiare abitudini alimentari per la tutela dell’ambiente e della propria salute – Seconda Parte

Il concetto di dieta sostenibile è complesso e sfaccettato, descritto dalla Food and Agriculture Organization (FAO), come una dieta adeguata nutrizionalmente, sana, sicura, con un basso impatto ambientale, economicamente equa e abbordabile, culturalmente accettabile (FAO 2010). Gran parte delle ricerche fino ad ora effettuate si concentrano sull’aspetto salutistico ed ambientale, trascurando gli aspetti culturali e sociali che influenzano la volontà delle persone di cambiare abitudini nutrizionali. Ecco qui la seconda parte in merito all’articolo dedicato alle ricerche sul paradosso dell’atteggiamento negativo verso l’impatto della carne sulla salute, sull’ambiente e sul benessere animale, ma la mancanza di volontà di cambiare abitudini.

Dieta Sostenibile Ideale: quanto incidono la disinformazione e le cattive convinzioni sul cambiare abitudini alimentari per la salvaguardia dell’ambiente?

La mancanza di informazione da parte dei governi e delle comunità scientifiche sul fatto che il consumo di carne sia collegato alle problematiche ambientali è un fatto diffuso a livello globale, così come la mancata considerazione degli aspetti sociali dell’alimentazione quando si tratta il problema, con la sola eccezione delle linee guida nutrizionali pubblicate dal Ministero della Salute Brasiliano nel 2014. Un’indagine svolta nelle università statunitensi ha evidenziato che solo il 10% degli studenti associava la carne ai cambiamenti climatici, mentre in Australia solo il 22% degli intervistati riteneva mangiare meno carne un’azione ecologica, al contrario del 90% convinto dell’utilità di ridurre gli imballaggi alimentari.

Lo studio di Hoolohan, Berners-Lee, McKinstry-West e Hewitt ha dimostrato che eliminare gli imballaggi, i cibi sottovuoto e gli sprechi alimentari ridurrebbe le emissioni di GHG del 12, 5 e 3% rispettivamente, contro il 35% di riduzione causato dall’eliminazione della carne dalla dieta. Anche se questo dato dovrebbe creare consapevolezza, sarebbe ingenuo pensare che da solo possa spingere le persone a cambiare abitudini alimentari. 
Intorno alla carne si è creato un fenomeno di distacco morale, per cui viene riconosciuta la responsabilità personale in materia di salute ma non si vuole cambiare abitudini.
 Alcuni studiosi propongono un approccio passo per passo per vincere la riluttanza della popolazione a cambiare dieta. 
Un paradosso simile si verifica nei paesi in fase di sviluppo economico, dove diete a base di derivati animali, zuccheri, grassi e cibi processati sono viste come negative per la salute ma piacevoli e desiderabili nell’ottica culturale. Con l’aumentare degli stipendi medi nazionali si alza anche il consumo di carne, ma una volta che il livello di ricchezza si stabilizza si riduce leggermente anche il consumo di carne. Vranken descrive questo fenomeno come seconda transizione nutrizionale, ma avverte che questa tendenza non deve sostituire un’azione urgente e repentina per ridurre il consumo di carne.

Dieta Sostenibile Ideale: cambiare le proprie abitudini non è semplice

Le problematiche di tipo scientifico legate all’argomento sono svariate, così come la tendenza della comunità medica a trascurare gli aspetti sociali del cibo: la riluttanza del pubblico a cambiare dieta deve essere integrata nel dibattito insieme ai dati ambientali oggettivi e agli obiettivi di salute per far emergere linee dietetiche più sostenibili.

Piazza e altri hanno recentemente evidenziato i quattro aggettivi con cui le persone difendono la loro scelta di mangiare carne:

  • naturale
  • normale
  • necessario
  • piacevole

Uno studio australiano ha evidenziato che alcune persone temono di risultare bizzarre, deboli o di venire escluse se non mangiano carne.
Mangiare carne è la norma in molti paesi sviluppati (solo il 2-3% della popolazione britannica è vegetariana), perciò è difficile proporre un cambiamento in materia alimentare senza cambiare le norme sociali.
 Anche se alcuni studi hanno evidenziato un problema di genere nel consumo di carne, i risultati della nostra osservazione non hanno riportato sostanziali differenze basate sul sesso. Alcune donne hanno espresso difficoltà rispetto al cambiare dieta perché il loro compagno non lo avrebbe accettato, mentre alcuni uomini hanno dichiarato di aver ridotto il consumo di carne perché la loro partner era vegetariana o ne mangiava poca.

Fisher ha descritto l’importanza della commensalità per la società umana, elemento di coesione e contemporaneamente limite per le scelte personali. 
La mancanza di differenze nella risposta allo studio delle due fasce sociali osservate dimostra che si tratta di un problema diffuso: i volontari selezionati rispecchiano nelle loro caratteristiche la popolazione britannica, inclusa la percentuale di vegetariani.

Alcuni partecipanti hanno dominato la discussione mentre altri si sono dimostrati maggiormente gregari, ma il dibattito è stato spesso acceso, e può essere che l’impressione che le raccomandazioni di mangiare meno carne venissero da una fonte autoritaria (ad esempio il governo) abbia aumentato la negatività della reazione.
Un’ulteriore criticità di questo studio è la mancata registrazione del quantitativo di carne effettivamente consumato dai partecipanti.

Dieta Sostenibile Ideale: conclusioni

Alla luce di quanto riportato, ciò che è risultato evidente da ogni studio è la necessità di tenere in considerazione la complessità sociale dell’argomento nella stipulazione di nuove linee guida e direttive alimentari che raccomandino di abbassare il consumo di carne, in modo da renderle più efficaci nel superare le resistenze della popolazione.

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