Coronavirus (COVID-19): quanto rimane sulle superfici?

Spesso ci domandiamo il motivo per cui ci viene raccomandato così spesso di lavarci le mani con acqua e sapone per evitare la diffusione del Coronavirus (COVID-19). Ebbene, la risposta è molto semplice: la contaminazione di cibi e superfici avviene proprio attraverso le mani, basti pensare a tutte le volte che le nostre mani toccano prima una superficie della quale non siamo sicuri che sia stata igienizzata e poi magari un cibo che portiamo alla bocca. Un esempio per tutti: lo smartphone!

Lo stesso discorso vale per il Coronavirus anche se 
le autorità sanitarie mondiali ritengono che sia ancora presto per dichiarare con certezza quanto possa diffondersi il nuovo virus in casa e in cucina, quello che è certo è molto più infettivo di un normale virus influenzale.

Coronavirus (COVID-19) e superfici: dove e quanto resiste il nuovo virus

Il National Institutes of Health nel Montana (USA), in uno studio recente, dichiara che il SARS-CoV-2 ha una sopravvivenza di tre giorni sulle superfici in metallo e in plastica ( basti pensare a tutti gli oggetti o attrezzature o mezzi di trasporto che hanno componenti di questi materiali per dedurre quanto può essere alto il rischio di contagio).

Secondo alcuni studi epidemiologici eseguiti a Wuhan (Cina) la durata del nuovo virus sulle superfici dipende da fattori come il tipo di superficie e la temperatura: a 37°C, la vita del virus può incrementare da 2 ore a 3 giorni su vetro, metallo, plastica, carta e tessuti.

Il Center for Disease Control and Prevention ha dichiarato che all’aperto dovrebbe essere rispettata una distanza di circa due metri per prevenire il contagio tra esseri umani.

Uno studio dell’Healthcare Infection Society ha scoperto che i coronavirus possono sopravvivere fino a 9 giorni sulle superfici, anche se non è certo che la SARS-CoV-2 persista allo stesso modo.

Uno studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sottolinea che la resistenza dei virus SARS in generale sulle pareti plastificate e sulle superfici di laminati plastici è di 36 ore , sulla plastica e sull’acciaio inossidabile di  72 ore , sul vetro arriva fino a 96 ore.

Studi cinesi e americani hanno evidenziato che, in alcuni casi, il coronavirus può trovarsi anche nelle feci dei pazienti infetti, quindi, vi è l’ipotesi che, in rari casi, la trasmissione del virus possa avvenire anche per via oro-fecale.

In un articolo pubblicato il 16/3/2020 sul sito Medical Facts il prof. Burioni afferma: “Iniziano a essere pubblicati i primi dati circa la resistenza del coronavirus su diverse tipologie di superfici. Dati preliminari che sembrano, però, confermare quanto già sapevamo sugli altri coronavirus”.

Sul sito viene anche riportata una recentissima ricerca di un gruppo di studiosi statunitensi che ha studiato la permanenza del coronavirus sulle diverse superfici. Per questo motivo gli studiosi hanno collocato una quantità nota di virus su vari tipi di superfici: rame, cartone, acciaio inossidabile e plastica. Hanno quindi appurato come la capacità infettante del virus cambiasse col passare delle ore. L’esperimento è stato condotto a temperatura ambiente, circa 21-23°C con umidità relativa del 40%, condizione rapportabile a quella delle nostre case. Il rame e il cartone si sono rivelati i materiali con le condizioni meno ideali alla sopravvivenza del virus con un dimezzamento della capacità infettiva in meno di due ore per il rame e entro 5 ore per il cartone. Dopo 4 ore per il primo e 24 per il secondo la carica batterica risultava completamente esaurita.

È di circa 6 ore il tempo necessario al dimezzamento della carica virale sull’acciaio inossidabile, mentre ne erano necessarie circa 7 per diminuirla sulla plastica. Questo dato si associava a un tempo certamente più lungo, rispetto ai primi due materiali, per osservare un completo azzeramento dell’infettività: almeno 48 ore per l’acciaio e 72 per la plastica. Con il passare delle ore diminuisce notevolmente il rischio e solo dopo qualche giorno si annulla. Si tratta di un dato importante, anche se deve essere confermato da altri esperimenti.

Questo studio dimostra ancora di più e convalida quanto raccomandato fino ad ora: lavare bene le mani con il sapone ed evitare contatti nonché osservare le norme che vietano l’uscita di casa se non per motivi importanti.

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