Che cos’è l’Ortoressia?

L’ortoressia è la combinazione di due parole greche: orthos, che significa sano, corretto, e oreksis, che significa appetito; descrive l’ossessione patologica riguardo al consumo di cibi sani e naturali.
Nell’ortoressia le preoccupazioni legate all’alimentazione spesso affondano le loro radici in un contesto culturale e ambientale che rinforza l’importanza del mangiar sano, dove l’alimento è investito di un potere e di proprietà che allontanano l’individuo da un rapporto naturale, diretto con il cibo e dove molti alimenti vengono scelti per le loro presunte proprietà curative e non per il gusto.

L’ortoressico esclude cibi che possono contenere erbicidi, pesticidi o sostanze artificiali, e manifesta un’eccessiva attenzione per le tecniche e i materiali utilizzati nell’elaborazione del cibo.

Ortoressia: i criteri che la definiscono come disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo

Nel DSM-V l’ortoressia viene fatta rientrare nel capitolo “Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo” ed è definita dai seguenti criteri:

A. Un’anomalia dell’alimentazione e della nutrizione (ad es. assenza di interesse per l’alimentazione o per il cibo; evitamento basato sulle caratteristiche sensoriali del cibo) che si manifesta attraverso una persistente incapacità di assumere un adeguato apporto nutrizionale e/o energetico associata con una o più delle seguenti (caratteristiche):

  • Significativa perdita di peso o nei bambini incapacità a raggiungere il peso relativo alla crescita.
  • Significativa carenza nutrizionale
  • Dipendenza dalla nutrizione enterale o da supplementi nutrizionali orali
  • Marcata interferenza col funzionamento psicosociale

B. Il disturbo non è connesso con la mancanza di cibo o associato a pratiche culturali.
C. Il disturbo non si manifesta esclusivamente nel corso di anoressia o bulimia nervosa e non vi è evidenza di anomalia nel modo in cui è percepito il peso e la forma del proprio corpo.
D. L’anomalia non è meglio attribuibile a una condizione medica o ad un altro disturbo mentale. Se il disturbo alimentare si manifesta nel corso di un altro disturbo, la sua importanza supera quella del disturbo di base e richiede attenzione clinica. (American Psychiatric Association, 2013)

Ortoressia: come trascorrono il loro tempo gli ortoressici

Gli ortoressici trascorrono molto tempo:

  • nell’ispezionare la fonte del cibo (nel caso di verdure se sono state esposte ai pesticidi, nel caso di latticini se provengono da mucche a cui sono stati somministrati ormoni);
  • nel valutare processo di preparazione (per esempio se i contenuti nutrizionali sono stati persi durante la cottura, o se micro-nutrienti sono stati persi durante la cottura);
  • nel controllare il confezionamento (se il cibo può contenere componenti cancerogene derivate dalla plastica), e le etichette per verificare se forniscono sufficienti informazioni per valutare la qualità di specifici ingredienti di cibi venduti al mercato.

Come molti altri disturbi alimentari comincia in modo insidioso, può sembrare inizialmente un modo naturale per correggere condizioni alimentari errate, per migliorare la propria salute, ma l’estrema attenzione al cibo sano, puro, può condurre alla malnutrizione o a carenze nutrizionali dovute all’omissione dalla dieta di interi gruppi di nutrienti, e può portare a complicazioni mediche simili a quelle dell’anoressia grave, come ad esempio osteopenia, anemia, carenza di testosterone e bradicardia.

Ortoressia: il paradosso dell’ortoressico

Il paradosso dell’ortoressico è che riducendo la dieta a pochissimi elementi e nutrienti, invece che preservare la salute e migliorare la qualità di vita, così come vorrebbe, non fa che depauperarla, all’interno di un contesto di isolamento e chiusura ostile verso l’esterno che non fa che peggiorare la propria qualità di vita.

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