Approccio cognitivo e strategie per affrontare le emozioni negative legate all’alimentazione

Negli ultimi decenni si è diffuso un modello psicologico alternativo a quello psicoanalitico, la terapia cognitiva, applicata con successo nel trattamento dei disturbi dell’alimentazione legati ad una componente emozionale. Questo modello si basa sul principio secondo cui l’attività mentale si baserebbe su una rielaborazione di informazioni primariamente consapevole, in grado di influenzare la sfera emotiva. I meccanismi di rielaborazione, proprio perché consci, possono essere modificati in modo da eliminarne la portata disfunzionale e dannosa e reindirizzati in modo costruttivo e sano.
Dal momento che per quanto riguarda i disturbi dell’alimentazione c’è molto spesso una mancata razionalizzazione e controllo sui propri processi emotivi, questo strumento terapeutico si rivela particolarmente efficace. Bisogna però tenere conto del fatto che riprendere controllo sulle proprie emozioni è ben diverso dall’esercitare un controllo ossessivo sui propri comportamenti alimentari, schema mentale che caratterizza proprio uno specifico disturbo dell’alimentazione, l’anoressia nervosa.

Riprendere controllo sulle proprie emozioni

La chiave del cambiamento sta nel far sì che il paziente rimetta in discussione i processi mentali che lo portano ad essere insicuro riguardo il suo aspetto , e una delle strategie base del modello cognitivo più applicata nel trattamento di queste patologie è il problem solving: si invita il soggetto a ragionare razionalmente sul perché ha un’immagine di sé così negativa, su quali prove ha a riguardo, sul perché ritenga imperdonabili eventuali eccezioni ad un regime dietetico eccessivo e sul senso di reagire a punizioni mentali autoinflitte con abbuffate consolatorie, eccetera.
Una volta rieducato il paziente ad un ragionamento razionale, si passa ad illustrare in modo oggettivo i vantaggi di un comportamento alimentare sano e corretto a sfavore degli episodi di alimentazione malsani e incontrollati, oltre che a metterlo di fronte alla possibilità di ricadute nei comportamenti sbagliati e al fatto che non si tratta comunque di qualcosa di irrimediabile ed imperdonabile.
Nei casi più estremi, l’analisi razionale dovrebbe essere estesa non solo al campo della nutrizione, ma anche a quello degli affetti, del lavoro e della vita quotidiana del soggetto, che potrebbero renderlo depresso e insoddisfatto e spingerlo quindi a cercare consolazione nel cibo.

Rieducazione alimentare

Una volta interrotti i processi mentali che hanno portato allo sviluppo di comportamenti dannosi, è possibile intervenire con le tecniche di rieducazione alimentare tradizionale, mentre il soggetto può chiedere l’aiuto di un amico o di una persona vicina che gli sia di supporto in questo percorso o con cui praticare dello sport, che oltre agli ovvi benefici sulla forma fisica aiuta ad impegnare la mente, eliminando l’insorgere di noia e senso di vuoto che possono portare a mangiare senza controllo, a risollevare il tono dell’umore e a regolare appetito e ritmi biologici.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Per prenotare una visita chiama

Post suggeriti