Alimentazione ed emozioni

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Il nostro rapporto con il cibo non riguarda esclusivamente mere necessità fisiologiche, ma coinvolge un ampio spettro di fattori psicologici e socio-culturali, come le emozioni sia positive che negative che proviamo e le relazioni con gli altri.
Capita spesso di festeggiare un momento di gioia mangiando in eccesso, o digiunare per via dello stress: questi comportamenti, inizialmente sporadici, possono rapidamente trasformarsi in abitudini che prendono il sopravvento sui veri bisogni del nostro corpo, riuscendo a condizionare le comunicazioni riguardanti fame e sazietà tra l’apparato digerente e il cervello, nello specifico attraverso il rilascio di serotonina.
L’esempio più classico di alimentazione emozionale sono gli episodi di abbuffate notturne, dettate dalla noia o dalla tristezza, che possono portare ad un apporto calorico eccessivo in grado di spianare la strada all’insorgenza del sovrappeso, a disturbi del sonno e patologie di stomaco e intestino, a causa del sovraccarico sia nutritivo che emozionale a cui li si sottopone.

Qual è il rapporto fra emozioni e cibo?

Il rapporto tra emozioni e cibo può funzionare anche in senso inverso: uno stato ansioso o depressivo può essere pesantemente influenzato da carenze nutritive, ad esempio la mancanza nella propria dieta di minerali e vitamine (B, D, magnesio, selenio, ferro, acidi Omega-3 eccetera). Alcuni cibi, in condizioni di sovrappeso già presente, possono arrivare a innescare una vera e propria dipendenza simile a quella data da alcune droghe, giocando sull’attivazione dei circuiti neurologici della gratificazione che portano a provare piacere anche solo al pensiero del loro consumo.
Sovrappeso e obesità sono esse stesse condizioni strettamente legate allo sviluppo di un ampio spettro di emozioni negative, dovute a diversi fattori, dall’eventuale insorgenza di patologie correlate, al disagio nello svolgimento di semplici attività quotidiane a causa del peso in eccesso, al senso di impotenza e frustrazione di fronte al fallimento dei tentativi di dimagrire affrontando le ristrettezze di una dieta, ansia e depressione accentuate ulteriormente dallo stile di vita sedentario che caratterizza il paziente obeso nella maggior parte dei casi.
Il rapporto con la società non aiuta, anzi tende a peggiorare le cose: la stigmatizzazione dell’obesità è un atteggiamento presente ormai anche tra i bambini, impedendo un sereno sviluppo del soggetto, ed è alimentato dall’idea che l’eccesso di peso sia una “colpa” data dalla pigrizia e dall’immagine proposta dai media della magrezza come unica forma fisica desiderabile.
La mancanza di supporto anche da parte delle persone più vicine può portare il soggetto a sviluppare un’immagine di sé completamente erronea, esagerata e sfalsata, per cui vede la propria forma fisica come peggiore di quella che in realtà è, può sentirsi spinto a non esporre il proprio corpo e diventa un facile candidato per forme più gravi di disturbi dell’alimentazione, nello specifico anoressia nervosa e bulimia. Entrambi questi disturbi, per quanto con manifestazioni opposte, si basano su meccanismi psicologici portati all’estremo: nel caso dell’anoressia è un eccesso di controllo, che porta a calcolare ogni singola caloria ingerita, a digiuni malsani e pratica sportiva esagerata, mentre nel caso della bulimia è perdita di consapevolezza delle proprie azioni che porta a episodi sempre più frequenti di abbuffate.

Come riacquisire il controllo delle proprie emozioni?

Riacquisire il controllo delle proprie emozioni, e conseguentemente del proprio rapporto con il cibo, è possibile. Bisogna tener conto che per “controllo” non si intende uno stato di vigilanza continua riguardo alla propria alimentazione o le restrizioni di una dieta estrema, in quanto questo ricadrebbe nei sintomi dell’anoressia nervosa.
Si parla piuttosto di un’elaborazione consapevole e quanto più possibile oggettiva degli stati emotivi e degli avvenimenti che possono aver condotto a determinate reazioni inconsce, secondo i principi del modello psicologico cognitivo che da qualche decennio a questa parte viene utilizzato con successo nel trattamento dei disturbi alimentari.
Questo controllo si può esercitare, oltre che grazie ad un supporto psicologico specializzato, attraverso semplici tecniche di auto-monitoraggio e auto-analisi, ad esempio tenere un diario alimentare considerando anche gli avvenimenti della giornata e il proprio umore e applicare strategie di problem solving, in modo da imparare a combattere la causa scatenante dell’emozione negativa alla radice, senza permetterle di degenerare in comportamenti dannosi.
Cercare l’appoggio di un familiare o di un amico in questo percorso può avere un’importanza vitale: sentirsi amati e apprezzati aiuta a combattere i sentimenti negativi meglio di qualunque antidepressivo.
Importantissimo è anche il ruolo dello sport, soprattutto se svolto all’aria aperta: l’attività fisica rilascia endorfine e serotonina, i cosiddetti “ormoni del buonumore”, in grado di annullare ansia e depressione; può dare inoltre un forte senso di pienezza con cui combattere la noia, soddisfazione e realizzazione nel conseguimento di obiettivi e progressi, oltre che fornire un contributo essenziale nella perdita di peso vera e propria.

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