Alimentazione come prevenzione del tumore al seno

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Il nostro modo di vivere e di mangiare possono influenzare il rischio di tumore mammario (CM) con diverse modalità, ma ci sono sempre più indizi che il fattore principale sia lo stile di vita complessivo.

Gli studi recenti hanno recentemente riscontrato che la sindrome metabolica (SM, definita dalla presenza di tre o più delle seguenti componenti: eccessiva adiposità addominale, pressione alta, glicemia e trigliceridi alti, e colesterolo HDL basso) è associata a un rischio più che doppio di ammalarsi di CM, e che le pazienti con SM hanno un rischio più che doppio di sviluppare recidive locali o metastasi.

La SM dipende da una dieta troppo ricca di grassi, specie saturi o idrogenati, proteine, zucchero e sale, mentre la dieta mediterranea tradizionale e l’attività fisica proteggono. La SM, presente in un quarto della popolazione adulta, è associata anche a diabete, alle malattie di cuore, e ad altri tumori frequenti nel mondo occidentale, dove il mangiare è sempre più lontano dalla tradizione, che era fatta di cibi semplici, non industrialmente raffinati, basata per lo più su prodotti vegetali, con ampia varietà di cereali integrali, legumi, verdure e frutta di stagione.

Esperimenti alimentari

Dal 1996 l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ha iniziato una serie di esperimenti alimentari – il progetto DIANA – per ridurre gli alti livelli di ormoni sessuali che caratterizzano le donne ad alto rischio di sviluppare un tumore mammario. Si tratta sia di ormoni di tipo maschile (i cosiddetti androgeni), come il testosterone, sia di ormoni femminili (gli estrogeni), come l’estradiolo. Non si sa ancora se producano essi stessi i danni al DNA necessari alla formazione di un tumore, ma certamente ne favoriscono lo sviluppo in quanto stimolano la proliferazione delle cellule mammarie.

Gli ormoni sessuali sono prodotti dalle ovaie e dalle ghiandole surrenali, che a loro volta sono stimolate a produrli dagli ormoni dell’ipofisi. La loro azione è moderata da una proteina prodotta dal fegato, la SHBG (in sigla la ‘globulina che lega gli ormoni sessuali’). Quanto più è alto il livello di SHBG nel sangue tanto più è basso il rischio di tumore mammario.

La SHBG

La produzione della SHBG è regolata soprattutto dall’insulina: quanta più insulina c’è nel sangue tanto meno SHBG viene prodotta dal fegato. L’insulina, inoltre, fa aumentare gli androgeni, sia stimolando direttamente l’ovaio a produrli, sia stimolando l’ipofisi a produrre l’ormone responsabile della produzione ovarica di androgeni, il cosiddetto LH. Gli androgeni vengono poi trasformati in estrogeni nell’ovaio stesso e, soprattutto dopo la menopausa, in altri tessuti, in particolare nel tessuto adiposo. Il nome DIANA del nostro progetto sta appunto per “Dieta e Androgeni”, perché intende ridurre i livelli di androgeni con la dieta. Modificando la dieta, infatti, privilegiando gli alimenti integrali rispetto agli zuccheri e alle farine raffinate e ai grassi, è possibile ridurre i livelli di insulina.

Gli studi DIANA

  • Studio DIANA-1 (1996) con 104 donne in menopausa, sane ma ad alto rischio perché avevano livelli alti di testosterone nel sangue, ha dimostrato che una dieta basata sulla tradizione mediterranea e macrobiotica è in grado di migliorare significativamente il quadro ormonale e metabolico ad alto rischio di cancro al seno.
  • Studio DIANA-2 (1999) ha confermato questi risultati con 110 donne già operate di tumore al seno, mostrando anche che quelle che erano riuscite a ridurre i livelli ormonali a rischio hanno poi avuto meno recidive.
  • Studio DIANA-3 (2003), con la collaborazione di 90 donne giovani che mangiavano a cascina rosa tutti i giorni per un anno, ha dimostrato la possibilità di ridurre alcuni parametri di rischio (la glicemia e il fattore di crescita insulinosimile di tipo i) anche in età premenopausale.
  • Studio TEVERE (DIANA-4), con 16.000 donne in menopausa, sane ma con qualche tratto di sindrome metabolica, utilizzerà anche un farmaco (metformina) che migliora il funzionamento dell’insulina.
  • Studio DIANA-5, attivo anche a Torino a cui partecipano donne operate per CM invasivo negli ultimi 5 anni, senza recidive, affette da SM e/o con testosterone o insulina superiori al valore mediano. Già 1300 pazienti stanno partecipando, ma ne occorrono altrettante per avere una potenza statistica sufficiente a confermare o rifusare l’ipotesi che la dieta può effettivamente aiutare a guarire dal cancro.

Risultati

I risultati degli studi DIANA hanno dimostrato che è possibile ridurre la concentrazione nel sangue dell’insulina, degli ormoni sessuali, e di alcuni fattori di crescita che favoriscono lo sviluppo dei tumori della mammella e di altri organi. Si è ridotta inoltre la glicemia, la colesterolemia e la trigliceridemia. Praticamente tutte le partecipanti, molte delle quali erano in soprappeso, sono dimagrite (senza che venisse loro richiesto di controllare le calorie) tutte quelle che soffrivano di stitichezza hanno risolto il problema, e in generale hanno dichiarato di sentirsi meglio. Nello studio condotto con la collaborazione di pazienti operate di cancro mammario abbiamo anche potuto constatare una riduzione del rischio di ripresa di malattia in chi ha migliorato il quadro ormonale.

Come bisogna mangiare per ridurre l’insulina

L’insulina viene prodotta quando aumenta il livello di glucosio nel sangue (la glicemia) per cui bisogna ridurre il consumo degli alimenti che hanno l’effetto di far aumentare rapidamente il livello di glucosio nel sangue. Purtroppo molti di questi alimenti, detti ad alto indice glicemico, fanno parte delle nostre abitudini quotidiane: il pane bianco, la farina 00, i dolci di pasticceria, le patate, i fiocchi di mais.

Vi sono poi alimenti che pur non avendo un alto indice glicemico, stimolano direttamente la produzione di insulina, come il saccarosio (il comune zucchero) e il latte.

Gli alimenti ricchi di grassi animali, infine, come le carni rosse, il burro e i formaggi, ostacolano il funzionamento dell’insulina, nel senso che rendono difficile il passaggio del glucosio dal sangue alle cellule, per cui la glicemia rimane alta e il pancreas deve produrre ulteriore insulina15.

Questi cibi dovrebbero essere consumati solo occasionalmente mentre quotidianamente dovremmo consumare

  • cereali non industrialmente raffinati (riso integrale, miglio, farro, orzo, ma anche la pasta italiana di grano duro va bene), perché cedono glucosio più lentamente che non le farine raffinate,
  • legumi (lenticchie, ceci, piselli, fagioli, compresi quelli di soia) perché rallentano la velocità di assorbimento del glucosio, forniscono proteine di buona qualità, e aiutano a tener basso il colesterolo,
  • verdure di tutti i tipi (in particolare verdure a radice e a foglia, ma non le patate), perché ricche di svariate sostanze utili e anche protettive contro il cancro, olio di oliva extravergine,
  • ogni tanto semi oleaginosi (noci, nocciole, mandorle, pistacchi, sesamo, girasole, zucca e lino) ricchi di calcio e di grassi che favoriscono il buon funzionamento dell’insulina,
  • pesce (di tutti i tipi ma non di allevamento, perché il grasso del pesce ha proprietà antinfiammatorie e antitumorali, e il pesce e’ una buona fonte di calcio e di vitamina D)
  • frutta (inclusa la frutta secca per dolcificare, e i frutti di bosco, ricchi di sostanze con grandi potenzialità protettive).

Questi alimenti, in particolare i cereali integrali e i legumi, aumentano il senso di sazietà favorendo chi desidera dimagrire. Chi non è abituato deve però introdurli gradatamente, per dare tempo all’intestino di adattarsi, ricordandosi sempre di masticare bene e a lungo.

da “www.vitaesalute.net

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